mercoledì 21 gennaio 2009

Quello che sono

La mia vita in fondo oggi mi va bene così com’è.
Sono indipendente, autosufficiente.
Sono in salute, mi diverto, amo e sono riamata.
Sono single, vivaddio!
Ma c’è qualcosa che mi infastidisce, qualcosa che non riesco a sopportare ogni giorno della mia vita. Una cosa insostenibile. Altrimenti non si spiegherebbe la continua voglia di fuga (anche attraverso le abbuffate) , la stanchezza esagerata, la non voglia di andare avanti. Credevo fosse il viaggio in auto di ogni giorno per recarmi al lavoro.
Invece non è quello. Credo di essere arrivata alla conclusione, mio malgrado, e con tutto il rincrescimento del caso, che si tratti dell’ufficio. Non resisto nel restare qui seduta, inchiodata alla scrivania, fingendo di interessarmi a un lavoro che non mi interessa affatto. E’ ancora più brutto perché mi rendo conto di stare sputando nel piatto in cui mangio, ma non posso farci niente. È come un fremito che mi percorre mentre me ne sto qui seduta. Non posso immaginare che continui così per tutta la vita, per ancora 20 anni o più. Le mie gambe soffrono a restare ferme , io soffro nel non passare il mio tempo a fare le cose che davvero mi piacciono: leggere e scrivere per esempio, trarre considerazioni dalla lettura dei quotidiani , informarmi sulle novità e ascoltare musica. Cercare di imparare cose nuove. Sono scostante, ho degli atteggiamenti schizofrenici perché poi non riesco nemmeno a dedicare appieno la mia attenzione alle cose a cui vorrei dedicare attenzione. Mi metto a scrivere ma subito perdo il filo e mi annoio. Non mi interesso a niente realmente perché so che non riuscirei a fare nulla veramente. In questo periodo la cosa che mi fa davvero soffrire è chiudermi in ufficio per sei ore al giorno. Il part time non basta a lenire la sofferenza anche se è diminuita rispetto a quando lavoravo a tempo pieno. Mi ripeto che forse nella vita non ho ancora trovato la cosa che riesca davvero a interessarmi, ad avvincermi continuamente e non solo per un breve periodo. È anche vero che questo lavoro ormai lo faccio da 10 anni e non è poco, anche se quasi ogni anno ho cambiato mansioni, cliente, colleghi. Eppure mi è insostenibile. Vorrei avere questo tempo per me, per fare le cose che mi piacciono. Forse posso in fondo, ritagliando i minuti, le ore , all’ufficio tra un’attività e l’altra per fare la cosa che davvero mi fa stare bene: scrivere. Devo smetterla di ingannare me stessa trovando mille scuse per non farlo, dalla stanchezza alla mancanza di tempo, alla mancanza di idee, all’incapacità di seguire il filo se mi interrompo, alla mancanza di una bella scrivania da scrittore dove lasciare sempre acceso il mio pc in attesa che l’ispirazione mi colga per riversare tutto senza remore. Niente è facile, ogni risultato è una conquista, fosse anche solo scrivere una parola al giorno. Devo darmi una regola e una disciplina e quando non posso devo imparare a prendere appunti delle idee che mi vengono. Già ora mentre sto scrivendo questo cumulo di sciocchezze, sono felice. Mi sento più rilassata. Forse non ne farò mai il mio mestiere, ma mi farà davvero tanto bene. Se pubblicherò e chi leggerà penserà ‘la solita lagna’ non mi interessa. Sono una lagna il più delle volte, sono una rompiballe e tendo a piangermi addosso. Non mi interessa. Per mille lagne che faccio forse esce un pensiero buono e forte e tra mille e mille lagne son riuscita a fare nella vita ciò che tante altre persone non hanno il coraggio e la forza di fare. Sono fatta così, non posso farci nulla. Non mi interessa quello che sono ma quello che voglio diventare.

venerdì 16 gennaio 2009

Ora vi racconto.......



Anno nuovo vita nuova, invece io sono ancora nel vecchio ufficio, presso il vecchio cliente.
Con l’inizio dell’anno nuovo ho compiuto proprio un anno qui.
Questa cosa ha dell’incredibile.
Penserete forse che è per via dei tempi che corrono e dello spettro del precariato ?
Nooooo
Forse perché un consulente come me solitamente segue progetti di durata minore?

Nooooooo
La stranezza di questa lunga presenza è dovuta proprio al luogo, all’ambiente. Quando arrivai qui un anno fa mi dissi che sarei riuscita a resistere solo pochi mesi prima di scappare in un modo o nell’altro. Invece ho resistito e devo dire che seguendo la regola dell’adattamento della specie, mi sono abbastanza adattata a sopravviverci qui, e ho anche trovato un certo diletto nell’osservazione degli esemplari che mi circondano, miei colleghi o clienti.

Non riuscireste mai a credere quale campionario di umanità mi circonda.