martedì 16 maggio 2017

Donna in rinascita

Chi non ha letto il bellissimo brano 'donne in rinascita' di Diego Cugia , o non l'ha mai sentito recitato da Fabio volo e musicato da 'parole e musica'? E' un brano perfetto, descrive le donne come nemmeno loro stesse riescono. A volte un miracolo consente questo tipo di empatia maschile nei nostri confronti. La realtà molto più spesso coincide con i rapporti uomo-donna spassosamente descritti da Luciana Littizzetto.
Si pensa sempre ad una donna in rinascita quando finisce un amore, ma io credo che la vera rinascita di una donna sia quando prende coscienza di se stessa e del suo valore e del fatto che l'unico vero amore della nostra vita siamo noi stessi, uomini o donne che siamo.
Solo chi ama veramente se stesso può amare il prossimo. 

Solo una donna che ha imparato (e se ce l'ha sempre avuto beata lei) un sincero, reale amore per se stessa può essere una buona compagna di vita e  una buona madre.

Ho rinvenuto questo blog come un reperto archeologico. 
Mi ero dimenticata di averlo scritto, l'ho abbandonato per molti anni, ed oggi ci rimetto piede con gioia.
Ho iniziato a lavorare su me stessa per essere una madre migliore e così ho iniziato un viaggio che credo non finirà mai. La mia crescita prosegue verso la migliore versione di me stessa , con l'intenzione di aiutare il prossimo a fare altrettanto. Oggi sono una persona profondamente diversa e voglio contribuire al miglioramento nella comunicazione tra le persone , tra uomini e donne e tra adulti e bambini. Se avessi saputo comunicare meglio forse sarei riuscita a salvare il mio matrimonio, forse avrei risparmiato un bel po' di sofferenza a mio figlio, forse avrei gli altri figli che erano e sono ancora nella mia testa e nel mio cuore ma non sono mai atterrati su questa terra. Se mi fossi amata e rispettata un po' di più, forse lo avrebbero fatto anche le persone che mi circondavano.
Vorrei proprio aiutare altri a farcela.
Tante volte ho pensato a me stessa come ad una donna in rinascita. Dopo ogni amore, dopo la fine del mio matrimonio, dopo un cambio di lavoro o dopo un corso di crescita personale. Ma mancava qualcosa, Il mio pensiero non andava di pari passo con il mio cuore, con il mio animo.
Oggi so che sono veramente una donna in rinascita, che ha fatto probabilmente tutti gli errori che si possono fare nella vita e che finalmente vuole solo essere se stessa.


mercoledì 2 settembre 2009

Serata da single

Qualche sera fa sono uscita con R. e C. Avevo una gran voglia di uscire a divertirmi finalmente , ora che sono single!
Mi sarebbe piaciuto andare in qualche locale dove c'era musica o passeggiare in giro per la città, vedere gente.
Invece dove siamo finite? Al solito bar dove eravamo già state l'altra volta.......
Ma io ero ottimista, avevo voglia di divertirmi, invece dopo un po' mi sono ritrovata mio malgrado nel bel mezzo di una serata di sfoghi tra trentenni single
'devo liberarmi dal rapporto ossessivo con mia madre'
'ma perchè sono attratta solo dagli uomini sbagliati?'
'lui mi ha detto così per provocarmi, e lo sapeva che poi io facevo così'
'e non ce la faccio a fare l'indifferente, quando mi provoca devo reagire'
Eccole li' davanti a me, de trentenni con un'evidenze dipendenza tossica da uomini stronzi.
Credevo che la specie si fosse estinta con la mia generazione, invece questo fenomeno si perpetua , evidentemente.
Eppure loro uscivano con me, hanno visto come mi sono lasciata trattare dall'uomo di cui ero innamorata naturalmente non corrisposta ma strumnetalizzata per gratificare il suo ego.
E l'hanno visto accadere ada altre amiche, anche a loro stesse, più di una volta.
Eppure ci ricascano. Perchè?
E se fosse perchè in fondo è comodo (a livello incosciente, sia chiaro) lagnarsi piuttosto che impegnarsi a costruire un rapporto serio?
E se fosse perchè è più eccitante vivere relazioni in clandestinità rimanendo di fatto libere?
Forse in fondo è meno impegnativo vivere da eterne ragazzine incasinate che concretizzare un rapporto, fare progetti.
Ho cercato di parlare, di spiegare a queste due belle donne che la vita non è quello, che matureranno e ne usciranno, ma poi mi sono ricordata che io per prima non ascoltavo quando certe cose mi venivano dette.
Potevo solo sperare che arrivasse un amore, un amore vero che mi riscattasse da tutto. Quello che da bambine chiamiamo 'principe azzurro' e che da adulte chiamiamo 'l'uomo che porrà fine a tutti i miei casini'.
Per me era arrivato, eppure non è bastato a risolvere i miei casini. E allora per quante altre è così?
Perchè a scuola tra matematica e geografia non ci infilano anche un corso di autostima?

Servirebbe molto ma molto di più.

venerdì 6 marzo 2009

Mr X

Nel mio ufficio ci sono i consulenti, come me, i consulenti responsabili del gruppo (di consulenti ovviamente) e poi c’è il service manager, che supervisiona tutti i consulenti. Poi ci cono gli interni dell’azienda senza un aprticolare qualifica , ma che comunque sono un gradino sopra di noi solo per il fatto di essere interni, poi ci sono i capogruppo interni e il capo dei capogruppo e così via a salire fino al cielo....

L’altro giorno un fornitore di servizi indice una call conference per informarci di un loro passaggio di versione e degli impatti che potremmo avere. A tal fine convoca il responsabile deputato interno, che a sua volta scarica verso il suo sottomesso che scarica verso il suo sottomesso che si ferma solo eprchè è il livello base, ma in un certo senso no perchè coinvolge me e un collega, cioè le ultime ruote del carro e così ci troviamo catapultati in call conference in inglese con questo interno (che d’ora in poi chiamerò X) che non solo non è nemmeno capace di esprimere una minima cortesia ricambiando il saluto dei partecipanti, e non solo non capisce una parola di quel che gli dicono, ma non fa altro che ridere e parlare a voce alta (incurante di noi due poveri tapini che cerchiamo di capire e partecipare) con un altro collega dicendo ‘Ma che dice questo? Ma che gli dico? Ahahhahahaha’.

In questo frangente non solo mi sono sentito sottooccupata e sfruttata, ma mi sono vergognata di me stessa per sottostare a una situazione del genere senza potere esprimere quel che penso tipo ‘Stai zitto brutto ignorante che non sei altro, se non sei capace scansati e lascia fare a chi è in grado’. Inutile dire che era palpabile l’imbarazzo dall’altra parte del filo, da parte di queste persone che erano così gentili e chiare nelle spiegazioni senza avere il minimo riscontro dal lato suo. La prima cosa che mi è venuta in mente è che questo signor X così sbruffone e ignorante, ogni settimana frequenta diligentemente un corso di inglese, certamente requisito necessario per avanzamento di qualifica interno. Io che ho studato Inglese per 3 anni alle sucole medie e per il solo biennio delle superiori, mi domando cosa ci sia di tanto difficile nell’imparare a dire ‘Ok, thank you’ ‘Goodmorning’ ‘we will answer by e-mail’.........odio le persone ignoranti. No, non tutte le persone ignoranti: odio le persone ignoranti che si crogiolano nella loro ignoranza. No, non le odio, mi fanno schifo. Mr. X mi fa schifo.

lunedì 2 febbraio 2009

Vi presento il mio ufficio.......

Oggi in ufficio siamo ridotti a causa della neve. C’è un clima rilassato, forse proprio per la nevicata incombente, che fa tanto spirito natalizio e voglia di rallentare, di riprendere ritmi di vita in linea con la stagione. L’inverno è fatto per riposare: la terra riposa (almeno quest’anno, finalmente) sotto la meritata neve, gli animali riposano in letargo oppure rintanati aspettando il disgelo, le piante sono immobili risparmiando linfa ed energie in attesa del calore della primavera. Anche noi dovremmo rallentare ma non vogliamo sentirne ragione. Il lavoro deve essere costante durante ogni stagione indipendentemente dal freddo o dal caldo. Anche per me, che nella vita ho sempre sentito tanto forte il legame con la terra e la natura L.
Spesso mi chiedo cosa ci faccio qui, perché faccio questo lavoro che non mi appartiene, che non sento mio. Non posso non vedere il marcio che mi circonda.
Qui , nella scrivania di fianco, ci sono persone che adorano questo lavoro, che si divertono, si sentono anche potenti nel fare quello che fanno. C’è il ragazzino ventenne che si sente un grande e tratta tutti dall’alto al basso: esegue solo le attività che gli piacciono sbolognando quelle rognose. C’è il manager cinquantenne che in nome del risultato non guarda in faccia a niente e nessuno. C’è il neolaureato che vuole fare carriera nel minor tempo possibile, c’è il consulente quarantenne , su piazza da troppo tempo senza una promozione, che si trascina in ufficio solo per poter avere lo stipendio a fine mese , se con tanti straordinari ancora meglio quindi si attacca ad ogni cavillo legale del proprio contratto pur di spremere il più possibile dal datore di lavoro (che dal canto suo fa la sua bella parte!). Ma la categoria che mi diverte maggiormente, sono i ‘capetti’, sia consulenti che clienti, cioè uomini tra i 30 e i 35 anni , con una posizione di ‘focale’ cioè di responsabile di uno o più prodotti nei confronti di un superiore. Questi sono fantastici, divertenti, perché se da un lato vogliono cercare di proseguire la loro carriera interna nell’azienda, dall’altro vogliono al di sopra di tutto pararsi il culo in caso di problemi , e da qui la pratica dello scarica barile oppure, ancor meglio dell’arte del ‘non intraprendo decisioni se non sono obbligato a farlo’. Come terza ‘faccia’ di questi personaggi, c’è il loro atteggiamento nei confronti dei fornitori, cioè i consulenti come la sottoscritta: pezze da piedi. Sono generalmente persone con una cultura medio bassa, abiti griffati, l’ultimo modello di cellulare e almeno un paio di passatempi costosi. Di solito viaggiano su una volkswagen, preferibilmente una Golf.

mercoledì 21 gennaio 2009

Quello che sono

La mia vita in fondo oggi mi va bene così com’è.
Sono indipendente, autosufficiente.
Sono in salute, mi diverto, amo e sono riamata.
Sono single, vivaddio!
Ma c’è qualcosa che mi infastidisce, qualcosa che non riesco a sopportare ogni giorno della mia vita. Una cosa insostenibile. Altrimenti non si spiegherebbe la continua voglia di fuga (anche attraverso le abbuffate) , la stanchezza esagerata, la non voglia di andare avanti. Credevo fosse il viaggio in auto di ogni giorno per recarmi al lavoro.
Invece non è quello. Credo di essere arrivata alla conclusione, mio malgrado, e con tutto il rincrescimento del caso, che si tratti dell’ufficio. Non resisto nel restare qui seduta, inchiodata alla scrivania, fingendo di interessarmi a un lavoro che non mi interessa affatto. E’ ancora più brutto perché mi rendo conto di stare sputando nel piatto in cui mangio, ma non posso farci niente. È come un fremito che mi percorre mentre me ne sto qui seduta. Non posso immaginare che continui così per tutta la vita, per ancora 20 anni o più. Le mie gambe soffrono a restare ferme , io soffro nel non passare il mio tempo a fare le cose che davvero mi piacciono: leggere e scrivere per esempio, trarre considerazioni dalla lettura dei quotidiani , informarmi sulle novità e ascoltare musica. Cercare di imparare cose nuove. Sono scostante, ho degli atteggiamenti schizofrenici perché poi non riesco nemmeno a dedicare appieno la mia attenzione alle cose a cui vorrei dedicare attenzione. Mi metto a scrivere ma subito perdo il filo e mi annoio. Non mi interesso a niente realmente perché so che non riuscirei a fare nulla veramente. In questo periodo la cosa che mi fa davvero soffrire è chiudermi in ufficio per sei ore al giorno. Il part time non basta a lenire la sofferenza anche se è diminuita rispetto a quando lavoravo a tempo pieno. Mi ripeto che forse nella vita non ho ancora trovato la cosa che riesca davvero a interessarmi, ad avvincermi continuamente e non solo per un breve periodo. È anche vero che questo lavoro ormai lo faccio da 10 anni e non è poco, anche se quasi ogni anno ho cambiato mansioni, cliente, colleghi. Eppure mi è insostenibile. Vorrei avere questo tempo per me, per fare le cose che mi piacciono. Forse posso in fondo, ritagliando i minuti, le ore , all’ufficio tra un’attività e l’altra per fare la cosa che davvero mi fa stare bene: scrivere. Devo smetterla di ingannare me stessa trovando mille scuse per non farlo, dalla stanchezza alla mancanza di tempo, alla mancanza di idee, all’incapacità di seguire il filo se mi interrompo, alla mancanza di una bella scrivania da scrittore dove lasciare sempre acceso il mio pc in attesa che l’ispirazione mi colga per riversare tutto senza remore. Niente è facile, ogni risultato è una conquista, fosse anche solo scrivere una parola al giorno. Devo darmi una regola e una disciplina e quando non posso devo imparare a prendere appunti delle idee che mi vengono. Già ora mentre sto scrivendo questo cumulo di sciocchezze, sono felice. Mi sento più rilassata. Forse non ne farò mai il mio mestiere, ma mi farà davvero tanto bene. Se pubblicherò e chi leggerà penserà ‘la solita lagna’ non mi interessa. Sono una lagna il più delle volte, sono una rompiballe e tendo a piangermi addosso. Non mi interessa. Per mille lagne che faccio forse esce un pensiero buono e forte e tra mille e mille lagne son riuscita a fare nella vita ciò che tante altre persone non hanno il coraggio e la forza di fare. Sono fatta così, non posso farci nulla. Non mi interessa quello che sono ma quello che voglio diventare.