venerdì 28 marzo 2008

Il Mestiere di Scrivere

Dopo mesi e mesi eccomi che provo a postare un intervento sul mio Blog. Mi manca questo spazio, ho voglia di darmi da fare ma dal nuovo ufficio mi è difficile avere il tempo e il modo di farlo (maledetti protocolli di sicurezza). Voglio ricominciare segnalando il link di un Blog che ho scoperto per caso e che mi sembra estremamente interessante perchè vede lo scrivere non come un fatto istintivo e passionale, cioè come l'ho sempre visto io fino ad ora, ma come un lavoro, come un qualunque altro mestiere che si può fare per guadagnarsi da vivere. Perchè non ci ho mai pensato? Perchè la mia educazione mi ha impedito di credere che ci si possa mantenere praticando una di quelle attività che vengono definite come 'arti'? Ho sempre visto il suonare, lo scrivere, il cantare, il danzare come un'arte e non come un possibile mestiere, e quindi se non sei dotato di un talento sprannaturale non ti ci mettere nemmeno altrimenti non ce la puoi proprio fare. Beh, certo ci vuole una dose di talento, ma sicuramente ci vuole anche tanto , tanto lavoro, come per ogni altra attività.

Consiglio a chiunque la lettura del Blog di
LUISA CARRADA

http://mestierediscrivere.splinder.com/

venerdì 21 dicembre 2007

Anno nuovo, lavoro nuovo.....


Già.......

Beh con il mio lavoro dovrei esserci abituata. Faccio il consulente e negli anni ho cambiato diversi clienti, diverse collocazioni.

Ma stavolta mi sento più vulnerabile perchè coincide con la fine dell'anno. Ed è la fine di un periodo , durato quasi due anni, che ha coinciso con un periodo di transizione della mia vita.

Sono entrata qui confusa, stanca, assente, immatura, disperata. Oggi ne esco forte, maturata. Ho un sacco di rimpianti, in parte per il lavoro, ma soprattutto per i rapporti con i colleghi, che sono stati guastati spesso dalla mia impulsività, o dalla mia immaturità. Persone straordinarie che non potrò forse mai recuperare. Se devo dire che ho pagato un prezzo per questo periodo di transizione, questo ne è una bella fetta.

In ogni caso qui ci sono stata bene e mi ricorderò sempre del mitico gruppo di cui ho avuto l'onore di fare parte.

Ora andrò presso un altro cliente e non so cosa mi aspetta, come saranno i colleghi, quale lavoro dovrò fare. Inoltre la mia azienda sta seminando rancore tra i ranghi e questa non è una buona strategia.....inizio a credere che ci disperderemo molto prima del previsto.

Io nel frattempo cerco di percorrere la MIA strada......e che il cielo me la mandi buona!


mercoledì 19 dicembre 2007

Letterina per Natale

Si sta avvicinando la festa più bella dell'anno.....
Per le abbuffate a pranzi e cene?
Per le corse a comprare i regali?
Per la tredicesima?
Per il caos nei negozi e nelle vie del centro?
Niente di tutto ciò.....o forse tutto ciò anche ma........
Natale è la festa del dono, del donare un oggetto ma anche e soprattutto noi stessi ai nostri cari.
Io almeno quest'anno lo vedo così. O meglio da quest'anno lo vedo così.
E allora scriviamo una bella letterina, non a Babbo Natale, non a Gesù bambino. La scrivo a me stessa e a tutti, ed ho trovato qualcosa che esprime tutte le lettere che si possono scrivere.
Cosa chiedi per Natale? Io chiedo quello che descrive questa bellissima poesia di Alda Merini.




Io non ho bisogno di denaro.

Ho bisogno di sentimenti,di parole,

di parole scelte sapientemente,

di fiori detti pensieri

di rose dette presenze,

di sogni che abitano gli alberi,

di canzoni che facciano danzare le statue,

di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti....

Ho bisogno di poesia,questa magia che brucia la pesantezza delle parole,

che risveglia le emozioni e da' colori nuovi.

mercoledì 5 dicembre 2007

Li volevo MOSSI...........

Oggi tralascio la maschera di chi vuol sembrare intelligente per raccontare uno spaccato della mia vita. Ieri è stata una di quelle giornate che definire ‘bestiali’ è DECISAMENTE RIDUTTIVO. Beh iniziando dalla giornata in ufficio dove il clima non è proprio il massimo della vita. Il mio gruppo di lavoro è in dismissione, quindi aleggia una certa demoralizzazione, ma di questo voglio parlare altrove perché merita un intervento dedicato. Il fatto che da questo mese ho iniziato a lavorare con orario part-time non ha giovato poi alla mia posizione nel gruppo e quindi tendo ad essere esclusa dalle attività più onerose. Insomma mi annoio. Ma ieri ero contenta perché quando sono uscita alle 15 me ne stavo andando dalla parrucchiera a fare un bel cambio di look: volevo i capelli mossi. E sottolineo la parola MOSSI.
Era tutto sistemato: Edoardo con mia madre ed io a prendermi un po’ di tempo per me, come raccomanda ogni buona regola di recupero da una catastrofe emotiva.
E tutto è filato liscio fin verso le 18, quando la simpatica ragazza che si occupava di me al lavatesta, mi ha tolto i bigodini e fatto uno shampoo……la titolare del salone si è avvicinata e mi ha detto sorridendo:‘eh, sono belli ricci!’ . Io credo di aver strabuzzato gli occhi…..RICCI?? come RICCI??? Dal momento in cui sono entrata non ho fatto che ripetere ‘non li voglio ricci eh??’…..’non troppo ricci eh???’…….niente……come parlare con il muro. Mi hanno fatto la testa come il Cardinale Richeliau!!!!
Già, come andava di moda 20 anni fa, quando sembravamo tutti appartenenti alla tribù dei ‘riccioli infiniti’!!! Come mi facevo quando avevo 18 anni!!!
Ma ca…o!!!! Siamo nel nuovo millennio!!! Ormai tutti i parrucchieri usano milioni di prodotti ultrasofisticati per ottenere ogni genere di effetto sui capelli, quindi dovrebbe essere semplice creare un effetto di capello ‘mosso-ma-non-riccio’!!!!!!
E invece no: salone strafigo, arredo tecno, abiti firmati, riviste di tagli Aldo Coppola, ma a quanto pare non serve a nulla. Questa parrucchiera è rimasta all’età della pietra (cioè 20 anni fa) per quanto riguarda creare capelli mossi!!!
Mi portano davanti allo specchio e ….orrore!!! Vedo la mia faccia su una testa da pecora. Capelli ricci come quelli di un africano!! Dopo l’asciugatura con il mitico diffusore, la situazione peggiora ulteriormente…..i ricci si gonfiano, si increspano, prendono un volume assurdo. Le stesse ragazze mi guardano trattenendosi dalle risate. La titolare che vedendomi scontenta mi dice ‘ma allora perché hai voluto fare la permanente??’ (Dei del coiffage scagliatele un fulmine sul coppino, vi prego!). Io stessa sono sotto shock.
Quando esco dal negozio, dopo aver pagato un conto salato come non avrei mai immaginato, per la rovina totale dei miei poveri capelli, incrocio una ragazza che mi guarda e ride…… Aia……
Corro a casa sperando che nessuno che mi conosce mi incroci. Dovrei passare al negozio sotto casa per il latte e il pane ma non ce la faccio, mi nascondo a casa.
Apro distrattamente la cassetta della posta….un catalogo e…..due notifiche di raccomandata dai vigili di un paese dove passo ogni giorno!!!! NO……l’autovelox no! Un’altra volta! Già la scorsa primavera mi hanno beccata due volte!
Salgo in casa…..sembra tutto tranquillo. Mia madre mi annuncia che gli ha dato il primo ma non ancora il secondo. E già detesto la cosa perché non sopporto di far mangiare a rate un bambino (che è già svogliato a mangiare di suo). Poi mi da’ la grande notizia:
il bambino ha sporcato la poltrona con il pennarello. ‘Quale poltrona?’ dico io sempre in preda al caos totale , e lei ‘quella antica’……la poltrona antica????????? Corro a vedere….una riga che tiene mezzo sedile. Mi sento morire: ed ora chi la toglie? Sgrido il piccolo facendolo piangere e mi sento una strega. Congedo mia madre facendo mentalmente l’aggiornamento dell’elenco delle cose distrutte ogni volta che lei sta da me e domandandomi perché non succede mai quando sono io sola con il bimbo.

A proposito, anche lui era inorridito dai miei riccioli e mi ha detto ‘Mamma togli i riccioli!’. Poveretto…..
La serata com’è proseguita? Lavandomi i capelli e tentando di stirarli.
Questa mattina ho mandato un sms di aiuto ad un’amica e quando mi ha chiamata mi ha chiesto ‘ma sono ricci come Lenny Kravitz?’ ho meditato per un secondo e poi ho risposto ‘si!’. Ho cercato in soffitta il regola capelli senza trovarlo, e forse è un bene eprchè se l’avessi trovato mi sarei rapata a zero!
Per ora li ho legati e credo che ci resteranno per tanto, tanto tempo.

venerdì 23 novembre 2007

Siamo davvero evolute secondo i canoni dei tempi in cui viviamo???

Domenica pomeriggio ho visto una trasmissione su la 7 dove tante donne famose parlavano dei cambiamenti nella vita delle donne italiane dal dopoguerra ad oggi.
Si partiva dal dopoguerra appunto, quando ogni donna ‘doveva’ sposarsi e passava tutta la vita a prepararsi al grande giorno, a programmare, ad imparere come essere una perfetta mogliettina. Una donna era realizzata solo in quanto sposa.
Poi arrivano gli anni sessanta, la contestazione, l’arrivo , nel ’65, della pillola in italia che però veniva prescritta come farmaco per ‘problemi mestruali’ e non era dichiarata contraccettivo. Le donne allora hanno acquisito, per la prima volta nella storia, beh forse non per la prima volta nella storia, ma per la prima volta così diffusamente e così ‘legalmente’, il controllo della loro fertilità e quindi il controllo della loro sessualità che a quel punto era disgiunta dalla procreazione. Si poteva fare sesso anche senza sposare e si poteva essere sposate senza obblighi di fare figli. Insomma acquisire la libertà di disporre del proprio tempo, della propria vita, non solo in fuzione dei figli ma anche per sé stesse.
Pensate a cosa ha significato per una donna capire che poteva anche non dover fare figli ogni volta che aveva rapporti in un periodo fertile. La libertà che ha significato questa semplice pillola.
Non dico che prima non era assolutamente così, ma da questo punto in poi la consapevolezza della libertà e dell’autonomia ha raggiunto anche gli strati bassi della società, la cosiddetta ‘massa’.
Per riflesso forse….agli inizi degli anni 70 in Italia ci fu un brusco arresto dei matrimoni. Metà rispetto a 10 anni prima! Incredibile! E poi l’avvento del divorzio ha dato il colpo di grazia.
Queste donne famose (attrici, politici, avvocati, giornalisti) che parlavano del divorzio ……dicevano esattamente come mi ero sentita e come mi sento io. La donna che divorziava era vista come una perdente, come quella che non era stata capace di tenere insieme la famiglia, la perdente, perché avendo perso l’uomo al suo fianco aveva perso tutto e quindi doveva vivere nascosta per tutta la vita come una vedova rifiutata dalla società. Socialmente ripudiata. Ma oggi, dicevano loro, non è più così per fortuna!
E invece , oggi, nel nuovo millennio, io mi sono proprio sentita così.
Da me, dalle mie parti, dalla mia famiglia, la separazione è ancora vista così. Ho visto il dolore dei miei genitori. Ho visto le mie coetanee che si sono separate,che sono mamme sole. Sono emarginate, viste come delle povere anime perdute, come delle fallite. Non sono state capaci di tenersi un compagno, di reggere un matrimonio, quindi hanno fallito il loro compito di mogli e madri. Quelle che tornano a vivere in casa dei genitori vivono nell’ombra, emarginate, entità vaganti senza voce e senza volto, con una doppia vita sommersa nel caso frequentino altre persone e si siano rifatte una vita. Come se avere una seconda possibilità potesse essere una cosa immorale, sbagliata, di cui vergognarsi. Tornano a vivere con i genitori a cui lasciano volentieri l’onere di occuparsi dei figli mentre loro escono e frequentano altri uomini, ma solo ufficiosamente perché ufficialmente resteranno vedove per tutta la vita. Questa è la fine che fanno quelle che dopo una separazione tornano al paesello. Altre invece preferiscono non tornarci più, al paesello, se ne vanno a vivere sole da qualche parte, lontano e non le vedi più né senti più parlare di loro. Non senti più i loro genitori vantarsi delle loro conquiste all’uscita della messa domenicale, fulcro della vita sociale delle piccole comunità.
Anche io volevo fare così: partire, andare via e sparire per sempre dagli occhi di tutti, anche della mia famiglia. Non ho ammesso la separazione per molto tempo, non ne ho parlato in giro. L’ho tenuta segreta con dolore e vergogna perché sentivo che era il fallimento della conquista che avevo fatto: da persona sfigata a vincente sposata con un bell’uomo e madre di un bel bambino.
Il mio primo istinto è stato proprio quello, ancora prima della separazione ma quando sentivo che il rapporto con mio marito era spento, finito, non c’era più amore. Volevo prendere mio figlio e scappare lontano da tutti, in un posto dove nessuno mi conoscesse e potessi ricominciare da capo. Un’idea romantica e illusa. Non puoi mai veramente scappare da quello che sei, dalle tue radici, e sparire dalla vista delle persone del cui giudizio hai paura, non ti libera dal peso di sentirti comunque giudicata e dipendente dal giudizio del prossimo. Ho capito che avrei sempre trovato qualcuno che mi avrebbe giudicato male finchè io stessa l’avessi fatto. Non potevo fuggire dagli stereotipi di cui ero schiava. Forse non ce la faccio tanto ancora oggi. Però ora ho capito che fuggire non serve, che devo lottare soprattutto per e contro di me. Sto male per il dolore che ho dato ai miei genitori ma mi sforzo di essere più paziente con loro e di non togliere ai nonni l’adorato nipotino e a mio figlio gli adorati nonni. Cerco di fregarmene del giudizio altrui e non mento più ma al massimo ometto di esprimere tutto per proteggermi un po’.
Voglio davvero pensare che quelle donne famose che tanto stimo, hanno ragione. Che oggi non è più emarginata una donna che affronta una separazione e l’onere di crescere un figlio da sola. Voglio pensare che c’è spazio per me e per un futuro migliore.
Voglio pensare che sia possibile anche nella ottusa e bigotta provincia.

lunedì 17 settembre 2007

Esorcismi.....

Quando ho deciso di iniziare a scrivere in questo nuovo spazio non avrei mai pensato di scrivere pagine così personali e così tristi. Avevo un altro progetto: vita nuova, argomenti vari, poter dimostrare quanto sono brava a scrivere di qualunque cosa, dimostrarlo a me stessa prima di tutto. Invece mi rendo conto che il tempo non ha cambiato di molto il ‘clima’ dei miei scritti. Forse non sono più tanto disperati, forse non sono più tanto ingenui e pessimisti (o ‘leopardiani’ come mi disse una volta un amico).
Eppure a questo serve un blog , no? È uno spazio di ‘sfogo’, dove uno può dire tutto quello che gli passa per la mente protetto dall’anonimato. Se voglio segnalo lo spazio agli amici, se non voglio lo tengo solo per me, per rintanarmici. Certo mi farebbe molto piacere saperlo letto da centinaia di persone che vogliono avere un contatto con me (lo confesso: questo blog vuole essere anche un modo per farmi degli amici), ma se per ora ho queste ‘urgenze’ di scrivere dei miei stati d’animo, non posso forzarmi a fare diversamente, altrimenti non sarebbe più un’isola, ma un doppione della vita di ogni giorno , dove cerco di non fare pesare sul prossimo i miei malesseri e di non confessare a chi voglio bene (beh tranne qualche eccezione ;)) tutti i miei dolori. Se ogni mattina al mio risveglio, mi impongo di svolgere al meglio il mio ruolo di mamma, di donna, di professionista, voglio ritagliarmi un ‘muro del pianto’ dove poter dire senza paura ‘sto male!’ quando questo succede. Se poi , alla fine del pianto, sul muro vorrò iniziare a dipingere un murales con i colori dell’arcobaleno e a scrivere poesie, tanto di guadagnato, ma se non lascio uscire il ‘tappo’ di dolore, poi non saprò mai cosa c’è sotto. Forse ci saranno milioni di bollicine che aspettano solo di essere liberate.

15 settembre 2007


Oggi è il mio anniversario di nozze, il sesto. Forse dovrei dire ‘sarebbe’ visto che non ho più un matrimonio, ma preferisco dire ‘è’……E’….
Penso a quello che fanno tutte le coppie felicemente sposate in queste ricorrenze: le aspettano con trepidazione forse, organizzano dei festeggiamenti, un regalo . Magari escono a cena , magari l’unica sera da soli dell’anno, ma escono per ricordare quello che viene universalmente definito come ‘il giorno più bello’.

Per me non fu sicuramente il giorno più bello della mia vita: l’ho sempre ricordato con una certa angoscia rivivendo la tensione di quel giorno.

Ridendo dicevo ‘ero fuori di testa’, ma in realtà era proprio così, per come ero ‘addobbata’, per l’attenzione di tutti su di me, per come avrei voluto che tutto fosse perfetto e tutto fu assolutamente imperfetto. Ma una cosa me la ricordo bene, una sola cosa che valeva la pena di ricordare: la cerimonia.

Il Parroco che celebrò la cerimonia, veramente ispirato e grandioso anche nelle sue pazze ‘coreografie’. Un vero show man…..un vero sant’uomo….
Quanto vorrei avere la registrazione delle sue parole , perché son certa che ci troverei, ci avrei trovato , nei momenti peggiori, tanto conforto e tanto incoraggiamento. Lui……ricordo cosa mi rispose quando gli dissi che se il cielo aveva messo una persona come A. sul mio cammino, allora qualcuno lassù aveva davvero pensato a me e mi aveva fatto uno splendido regalo. Lui rispose che se credevo in questo, allora avrei potuto ripagare portando nel migliore dei modi la croce che un giorno la vita mi avrebbe presentato, con tutta la forza di questa convinzione.
Non ho mai scordato quelle parole e cerco di farmi forza di quelle oggi.
E così….insomma….tutti festeggiano in qualche modo un anniversario. Ed io che faccio oggi? Oggi per me è il giorno in cui sono stata a comprare i buoni mensa per mio figlio che comincia la scuola materna, il giorno in cui sono ritornata a nuotare dopo anni e il ginocchio che ultimamente è un po’ ‘ballerino’ ha smesso di tormentarmi di dolore, il giorno in cui mi sono fatta un nuovo taglio di capelli. Il tutto senza riuscire a smettere di pensare, nemmeno per un attimo, che oggi è l’anniversario delle mie nozze. Che dovrei essere a festeggiare con mio marito, e invece stasera uscirò a mangiare sushi con un’amica. E la ringrazio per tirarmi fuori di casa perché altrimenti resterei in casa sola ad affogare nel mio dolore.
E lui cosa fa oggi? E stasera? Oggi aveva con lui nostro figlio e l’ha portato in gita in montagna. Ci avrà pensato? Si sarà ricordato? Forse l’ha rimosso, come ha rimosso tanti altri giorni di noi due insieme. Gli ho scritto qualche giorno fa che lo capisco, capisco il suo stato d’animo.
Ma anche se capisco non posso smettere di sentire quel groppo alla gola. E quel senso di impotenza che mi schiaccia.

Corsi e ricorsi storici.....

Stavo rivedendo i post di 10 anni fa, quando ho iniziato questo blog: tanto dolore, un senso di fallimento totale per la fine del mio matrim...